Grazie a Elisa per questo spazio sul suo splendido blog!
Sono Rita Charbonnier, autrice de “La sorella di Mozart”, uscito nel 2006 e pubblicato da allora in 12 Paesi. E’ appena uscito il mio nuovo romanzo: “La strana giornata di Alexandre Dumas”, Edizioni Piemme. I titoli dei due libri contengono nomi di grandi personaggi maschili come Wolfgang Amadeus Mozart e Alexandre Dumas (l’autore de “I tre moschettieri”), ma le vere protagoniste delle storie sono due donne.
Sito: http://www.ritacharbonnier.com/it
Blog: http://ritacharbonnier.blogspot.com/
“La strana giornata di Alexandre Dumas” si ispira a uno scandalo che nel 1830 fece tremare la Francia e mise in discussione la legittimità del re. Ne fu protagonista un’eccentrica signora nata in Romagna da una donna di fatica e da uno sbirro delle carceri: Maria Stella Chiappini.
Un giorno, in una biblioteca, trovai un trafiletto che parlava di questa Maria Stella e della sua vita avventurosa. Da ragazzina fece la cantante d’opera, ma interruppe la carriera quando un Lord inglese la vide sulla scena, s’innamorò di lei e la portò via con sé. Entrò nella buona società, viaggiò per tutta Europa e quando il Lord morì si risposò con un Barone russo più giovane di lei, e divenne ricchissima. Aveva quasi 50 anni quando ricevette una lettera che la sconvolse. In punto di morte, suo padre l’aveva dettata a un notaio.
“Voi non siete mia figlia. Il vostro vero padre è un nobile straniero, che quando voi nasceste si trovava in Italia con la moglie. Costei vi diede alla luce, mentre mia moglie partorì un maschietto. Così scambiammo i neonati. Egli lo fece per ragioni dinastiche, io per convenienza…”
Maria Stella indagò, trovò testimoni e riuscì a provare di essere la figlia del nobile francese Louis Philippe Joseph d’Orléans, detto “Philippe Egalité”, e che sul trono di Francia sedeva il figlio di uno sbirro italiano di nome Chiappini.
Rimasi affascinata da questa strana vicenda e cominciai a pensare a come si può sentire una persona che scopre improvvisamente di essere stata adottata; immaginavo di raccontare una storia sul rapporto che tutti abbiamo con le nostre radici, e con l’idea del destino. Inoltre, Maria Stella aveva fatto la cantante e l’idea di raccontare il mondo dell’opera, con i suoi divi, le sue eccentricità e le sue passioni, mi affascinava e mi divertiva.
In tarda età, Maria Stella si stabilì a Parigi, in un grande appartamento a pochi passi dal Palazzo Reale. Il polverone che aveva sollevato le creò attorno una brutta fama: quella di una persona un po’ matta e alla ricerca disperata di uno scampolo di gloria. Tra i suoi detrattori c’era Alexandre Dumas padre. Lui aveva trent’anni meno di lei e a quel tempo non aveva ancora avuto lo straordinario successo dei grandi romanzi.
Ho desiderato inserire nel romanzo il personaggio dello scrittore. Ho immaginato che Maria Stella riuscisse a ottenere un appuntamento con lui con la scusa di fargli l’oroscopo; ma che il suo vero scopo fosse raccontargli la storia della propria vita e indurlo a scrivere un romanzo su di lei. Perché l’oroscopo? Perché i temi del romanzo sono l’identità e il destino che, secondo gli astrologi, sono scritti nel tema natale (e che, secondo alcuni biologi, sono scritti nel codice genetico).
Tra l’anziana, fiera, eccentrica donna e il giovane uomo di penna si crea una strana relazione: Dumas è convinto che lei sia pazza, o peggio in malafede, eppure è affascinato dalla sua personalità; Maria Stella riconosce e ammira in lui il genio del grande scrittore, ancora inesploso. E proprio da questo rapporto Dumas trae la spinta definitiva a lanciarsi nel romanzo storico…

Ritratto autentico di Maria Stella Petronilla Chiappini, la protagonista femminile de "La strana giornata di Alexandre Dumas"
ESTRATTO
Prologo
«Avete il Sole nel segno del Leone, e anche l’ascendente. Siete dunque molto leonino, Monsieur Dumas, persino nell’aspetto: alto, imponente, con una folta chioma… senz’altro vi definirei un bell’uomo. Inoltre, gli occhi chiari sull’incarnato bruno vi conferiscono un singolare fascino.»
«Vi ringrazio, Madame.»
«Di nulla» rispose la vecchia signora. «La vostra Luna è nel segno del Toro; è una Luna godereccia. Gli uomini come voi amano i piaceri della vita: la buona tavola, il vino, i viaggi, e soprattutto le belle figliole; sono incapaci di resistere alla grazia femminile. Possono sposarsi oppure no, ma non è infrequente che abbiano figli, e persino da donne diverse; nondimeno, agiscono in assoluta semplicità, per il proprio appagamento, non intendendo violare le norme o calpestare il buon senso. In voi, signore, io non vedo traccia di malvagità. Al contrario, credo siate un uomo buono e generoso.»
«Debbo ringraziarvi ancora» mormorò lo scrittore quarantenne, segretamente divertito.
«I miei non sono complimenti, ma constatazioni. E sappiate che non sono interessate: la mia età mi pone al riparo da qualunque avvicinamento alla vostra desiderabilissima persona.» Alzò gli occhi dalla mappa astrologica e li puntò nei suoi. «Confermatemelo, di grazia: io non vi piaccio, vero?»
Alexandre Dumas scoppiò a ridere. «Sono convinto che in gioventù siate stata bellissima; e lo siete ancora. Ma, ahimè, potreste essere mia madre…»
«Anche vostra nonna, se vogliamo. Ho trent’anni più di voi; ventinove, per la precisione. Vi dirò d’altronde che voi siete nato nello stesso anno di mio figlio Tomaso John: il 1802. Non è una curiosa coincidenza?»

Un'antica cartolina che ritrae Palazzo Borghi a Modigliana (FC). La didascalia riporta:
"In esso, secondo la leggenda, avvenne nell'anno 1773 il famoso baratto di prole. Maria Stella nata dai conti Joinville fu, per ragioni di interesse, barattata col figlio di Lorenzo Chiappini allora capo sbirro delle carceri. I due protagonisti di questa storia divennero celebri entrambi. Maria Stella ebbe molta fortuna e fu conosciuta in tutta Europa. L'altro invece divenne Re dei Francesi col nome di Luigi Filippo I (1830-48)."
«Sempre che esistano le coincidenze.»
«Non potevate darmi risposta migliore, Monsieur. Anche Victor Hugo è del 1802, non è vero?»
«Verissimo.»
«Bene. Ora però torniamo alla vostra Luna: si trova nell’undicesima casa. Ogni “casa”, come forse avrete sentito dire, rappresenta in astrologia una certa area della vita, e la presenza di un pianeta indica che quell’area, per la persona, è importante. L’undicesima è la casa delle mire, delle ambizioni e delle aspirazioni. La Luna in questa posizione favorisce il raggiungimento del successo; visto che in qualche misura l’avete già ottenuto, è quasi inutile che ve lo dica. D’altra parte, il favore delle platee è mutevole, proprio come la Luna, e il trionfo di un giorno si trasforma facilmente nel fiasco del giorno successivo. Le mie parole vi turbano, Monsieur?»
«Non troppo» affermò il drammaturgo, con un mezzo sorriso. «Ormai ho fatto il callo alla volubilità del pubblico.»
«Me ne compiaccio. La Luna in undicesima segnala peraltro una possente immaginazione; e anche questo, nel vostro caso, è più che provato. E ancora, essa è congiunta a Marte e questo indica una tendenza ad agire sulla spinta delle emozioni, piuttosto che sulla scorta del ragionamento; e a tentare di trovare, a posteriori, una spiegazione ragionevole ai propri impulsi…»
S’intristì e di colpo tacque. Osservava un simbolo sulla carta.
«Cosa c’è?»
«Voi avete perso il padre molto presto; non è vero?»
«Sì, certo, quando avevo tre anni e mezzo. Era un generale repubblicano…»
«Lo so, lo so. Il vostro Sole è nella dodicesima, che è la casa del dolore, della malattia, della prigione. Il Sole è il simbolo paterno per eccellenza… non c’è bisogno che vi dica altro. Ma potremmo tentare di vedere un significato positivo in questa configurazione: la vostra forza interiore e il vostro coraggioso idealismo. Voi credete sempre in quel che fate, e fate sempre le cose in cui credete. Volete ancora un po’ di tè?»
«No, grazie, sono a posto.»

La Roccaccia dei Conti Guidi a Modigliana (FC): la leggenda (o la scomoda verità) dalla quale prende origine il romanzo è nata all'ombra di queste rovine.
«Se doveste cambiare idea, servitevi, ve ne prego. È una miscela pregiata; mi è stata spedita da Londra; qui a Parigi non riesco a trovare un tè che mi soddisfi. Vediamo… avete tre pianeti importanti nella seconda casa: Venere, Saturno e Giove. La presenza di Venere nella casa dei talenti e delle risorse suggerisce facilità nel guadagnare ingenti somme di denaro; la presenza del malefico Saturno, ahinoi, la stessa facilità nel perderle.»
«Cercherò di tenerlo a mente, Madame.»
«Per il vostro bene, spero ci riusciate. Questo accumulo di pianeti è un chiaro segno del vostro ingegno straordinario. Voi siete un uomo dotato di risorse assai differenziate: sapete fare il teatro, siete un giornalista intraprendente, scrivete romanzi… anche se in quest’ultima attività, sono costretta ad aggiungere, non avete raggiunto l’eccellenza.»
«Oh, dite?» esclamò Alexandre Dumas, sgranando gli occhi.
«Spero di non avervi offeso. Mi spiego meglio, se permettete. A mio parere, voi avete dato il massimo nel dramma romantico, genere che anzi, se vogliamo, avete inventato voi; avete scritto gustose cronache storiche, fiabe, racconti leggibilissimi; ma, per quanto attiene alle ampie dimensioni dell’opera narrativa, non avete ancora trovato la vostra voce. Oppure… non avete ancora trovato la storia giusta» concluse fissandolo con intenzione.
«Vi ringrazio per la vostra acuta analisi» soggiunse lo scrittore, intimamente seccato «ma non dovremmo occuparci del mio oroscopo per il prossimo anno, il 1844? È per questo che sono qui: mi è venuto lo schiribizzo di andare da un astrologo e mi hanno indirizzato a voi. Qui comincia, e finisce, la nostra relazione. Non mi sembra il caso di estendere il discorso.»
«Oh, non avrei mai pensato che poteste reagire in questo modo…» mormorò la vecchia signora, portandosi alla guancia la mano inanellata. «Debbo aver toccato un nervo scoperto. Perdonatemi.»
«Ma vi pare. Andate avanti, per cortesia.»
«Subito, Monsieur. Il vostro Mercurio è in dodicesima casa, ed è retrogrado; io qui, e ne sono dolente, vedo alcune minacce alla vostra vita artistica.»
Dumas si fece ancor più torvo. «Minacce di che genere?»
[continua…]

Luigi Filippo I d'Orléans, Re dei Francesi dal 1830 al 1848. Anche lui è coinvolto, in prima persona, nella storia narrata nel romanzo: una storia vera
Vincenza
Il suo corpo era percorso dal fulmine e le mani, le spalle, le cosce sussultavano. Dal ventre l’ondata lacerante si spandeva ovunque e non c’era un solo osso che non le facesse male. Dalla gola le usciva un suono rauco, di protesta contro la forza che la squassava, sulla quale non aveva controllo; non riusciva a star ferma, le membra non le appartenevano più, erano sue soltanto nel dolore.
«Sento un liquido che cola» singhiozzò.
La Zavajona le allargò le gambe con mani forti e ruvide. «È una femmina» disse. «Le femmine danno sempre parti difficili, perché sanno che vita le aspetta e non hanno nessuna voglia di cominciarla. Punta i piedi sul letto e spingi.»
«Son troppo stanca, voglio riposare.»
«Da’ una bella spinta, e vedrai che ti togli subito il pensiero.»
«Ti prego, ora non sento dolore… fammi riprender fiato.»
«Il fiato lo stai sprecando in chiacchiere, Vincenza! Fa’ quel che dico. Tu non hai fiducia nella gente.»
Si sforzò con tutta la buona volontà, stringendo i denti, ma non accadde nulla. «È inutile. Lasciami in pace, ti prego…»
«Oh, be’, se vuoi che me ne vada, padrona di crepare a modo tuo.»
«Se crepo, il mi’ marito ‘un ti paga» ribatté, ma non finì neanche la frase che un nuovo spasmo parve spezzarla in due. Le sue membra divennero un fascio di dolore animalesco che non aveva mai provato e che la riempì di scoramento. Le pareva che una mano gigantesca, maschile, la tirasse per la nuca verso un altrove opaco, fosco e deserto; la mano la scuoteva come si scuote un cencio alla finestra, e come un cencio Vincenza non aveva muscoli, nervi, né sangue. Però aveva ricordi. Rivide l’ultimo infante estratto dalla ruota, nello Spedale per Trovatelli di via Santa Maria: uno scricciolo bluastro e mezzo soffocato. Non s’era fatto in tempo a dargli un nome perché era morto lì per lì. Trent’anni prima, a lei era andata meglio: era una bimba ben pasciuta e le suore l’avevano trovata avvolta in una copertina soffice e ornata di merletti. Chi era sua madre, un’adultera? Una prostituta di lusso? Vincenza non l’aveva mai saputo; sapeva solo che non avrebbe inflitto al proprio figlio la tortura di crescere in mezzo a tanti altri figli di nessuno. E avrebbe riconosciuto se stessa nei suoi tratti fin dal primo istante, ne era certa; quell’istante però non arrivava mai.

Parigi. Il palazzo nel quale si svolge l'incontro tra Maria Stella e Alexandre Dumas, che dura un'intera, strana giornata. Si trova all'angolo tra Rue St. Florentin e Rue de Rivoli.
«Smettila di strillare e sta’ calma!»
«Non mi dire sempre di star calma…»
«E grida, avanti, grida, che ti senta tutta Modigliana!»
Le fitte si susseguivano, una peggio dell’altra, e Vincenza era certa che la sua fine fosse prossima. Presto la Zavajona avrebbe dichiarato che il demonio aveva legato il cordone intorno al feto e l’avrebbe lasciata lì a spirare, così come aveva fatto con la Rina, dopo quattro giorni e quattro notti di travaglio. Lorenzo le avrebbe organizzato un funerale decente, o avrebbe risparmiato su quello come sulla levatrice? Era un artista nel tirare i cordoni della borsa, suo marito, e i denari che gli dava il lavoro nelle carceri eran sempre troppo pochi. Li teneva in una scatoletta chiusa a chiave nel fondo di un cassetto e quanti ce ne fossero, là dentro, lo sapeva lui solo; li contava, e li ricontava, e passava le notti a fare calcoli, e i giorni ad avanzare petizioni perché gli aumentassero la paga, e aveva preteso che anche lei andasse a servizio! L’aveva portata via dalla Toscana per far la bella vita tra i colli di Romagna, e adesso lui raccoglieva la merda dei furfanti, e lei la merda dei signori. Non le era nemmeno concesso rivolgere la parola ai Borghi Biancoli. Ogni tanto però si nascondeva e li spiava, come quel giorno che erano arrivati i due ospiti stranieri; la donna era scesa di carrozza con fatica; doveva essere gravida. Anche la Teresa, la verduraia, era incinta. Anche la Gugliarda, l’altra serva. Pance, pance, pance dappertutto. A Modigliana tutte le donne eran gonfie come palloni. Nella sua Pisa si figliava molto meno.
[continua…]

Ritratto di Alexandre Dumas padre da giovane.
Fonte: http://dumaspere.com/ (un bellissimo sito francese dedicato al grande scrittore).
Link per scaricare le prime 30 pagine del romanzo: http://www.ritacharbonnier.com/it/file_download/7

Rita Charbonnier alla Fiera del Libro di Torino
